giovedì 1 luglio 2010
Emmaus - Alessandro Barricco
Abbiamo tutti sedici, diciassette anni - ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato. Siamo molto normali, non è previsto un altro piano che essere normali, è un’inclinazione che abbiamo ereditato nel sangue. Per generazioni le nostre famiglie hanno lavorato a limare la vita fino a toglierle ogni evidenza - qualsiasi asperità che potesse segnalarci all’occhio lontano. Col tempo hanno finito per avere una certa competenza nel ramo, maestri di invisibilità: la mano sicura, l’occhio sapiente - artigiani. E’ un mondo in cui si spegne la luce, uscendo dalle stanze - le poltrone sono coperte dal cellophane, in sala. Gli ascensori hanno talvolta un meccanismo per cui solo introducendo una monetina si accede al privilegio della salita assistita. L’uso in discesa è gratuito, sebbene in genere ritenuto inessenziale. Nel frigorifero si conservano i bianchi d’uovo in un bicchiere, e al ristorante si va di rado, sempre la domenica. Sui balconi, tende verdi proteggono dalla polvere dei viali piantine coriacee e mute, che non promettono niente. La luce, spesso, è ritenuta un disturbo. Grati alla nebbia, per quanto assurdo possa parere, si vive, se quello è vivere
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